GIALLO DI ARCE – PROCESSO OMICIDIO MOLLICONE
LA DIFESA DEI MOTTOLA: “SI DEVONO ASCOLTARE GLI AUDIO DEGLI INTERROGATORI DI TUZI E TUTTI I PRESENTI A TALI EVENTI” 

GIALLO DI ARCE – PROCESSO OMICIDIO MOLLICONE
LA DIFESA DEI MOTTOLA: “SI DEVONO ASCOLTARE GLI AUDIO DEGLI INTERROGATORI DI TUZI E TUTTI I PRESENTI A TALI EVENTI” 

La Difesa dei Mottola: “Occorre ascoltare subito le dichiarazioni del brig. Santino Tuzi e, al momento opportuno, devono essere ascoltati tutti gli inquirenti che lo ascoltarono e lo interrogarono, così, finalmente, potremo capire quello che è successo... qual è la verità … e uscire dagli equivoci.
“Non abbiamo alcuna registrazione dalle ore 14:50 a seguire, non si conosce cosa sia accaduto dalle 16:10 alle 23:40 del 9 aprile 2008, circa otto ore di buio, e in questo buio ha preso corpo, sostanza e vita il processo bis di Arce basato sulla ritrattazione della ritrattazione del brig. Santino Tuzi.”
La difesa della Famiglia Mottola (Avvocati Francesco Germani, Piergiorgio Di Giuseppe e Mauro  Marsella) ha indicato nella propria lista testi anche i due Pubblici Ministeri che parteciparono all'evento complesso “escussione/interrogatorio” del brig. Santino Tuzi dei giorni 28-29 marzo e 9 aprile 2008, ben consapevole dell'illogico muro di pietra e di gomma dell'art. 197 lettera D) del c.p.p. “1. Non possono essere assunti come testimoni: (…) d) coloro che nel medesimo procedimento svolgono o hanno svolto la funzione di giudice, pubblico ministero o loro ausiliario, [126] nonché il difensore che abbia svolto attività di investigazione difensiva e coloro che hanno formato la documentazione delle dichiarazioni e delle informazioni assunte ai sensi dell'articolo 391 ter (3)“
La Corte si è riservata di decidere e conosceremo la decisione il 21 maggio 2021, all'apertura dell'udienza.
Informiamo l'opinione pubblica del perché la Difesa dei Mottola ha avanzato tale richiesta. Ovviamente è stata richiesta la testimonianza di TUTTI i Carabinieri che parteciparono alle due escussioni del 28-29 marzo e 9 aprile 2008 (veri e propri interrogatori, in realtà) ed alla formazione dei verbali relativi... con un occhio speciale al fatto che il brig. Tuzi tre giorni si è suicidato.

PREMESSA
Partiamo dal presupposto che Tuzi NON abbia alcuna responsabilità esecutiva diretta e/o di copertura nell'omicidio di Serena Mollicone, cioè, NON è stata lui a ucciderla, lui NON è complice e/o connivente della combinazione criminale, lui NON ne sa nulla. Partiamo dal presupposto che Tuzi NON sappia nulla dell'omicidio di Serena e nulla della traslazione del corpo a Fontecupa. Partiamo dal presupposto che sia stato sempre e comunque un Carabiniere onesto, dignitoso e che MAI E POI MAI avrebbe commesso un atto indegno come quello di tacere, per anni e soprattutto nell'immediatezza, la presenza di Serena Mollicone quella mattina del 1° giugno 2001. Quindi, SE Tuzi era persona coerente e onesta MAI E POI MAI avrebbe taciuto sull'entrata di Serena Mollicone del 1° giugno 2001 in caserma.  Chi afferma che Tuzi lo ha taciuto implica che Tuzi non era persona onesta e coerente. Chi afferma che Tuzi era persona coerente e onesta implica che SE avesse visto entrare Tuzi in caserma lo avrebbe rivelato IMMEDIATAMENTE.

LE TRE TESTE DEL SERPENTE
Allora perché mai Tuzi avrebbe detto di avere visto entrare Serena in caserma? Lo ha fatto per libera scelta o per il “dilemma del prigioniero” (si sentiva stretto, lo hanno “messo in mezzo”) e quindi sprofondato nella fase finale di un un complicato gioco di provocazioni, di velate minacce, di dichiarazioni, di paure, di sgomenti, di meschine vendette il cui nucleo è la smodata e prepotente voglia da parte di “alcuni” di fare carriera, di ottene potere, dominio, celebrità e gloria da tramandare ai posteri? Questi “alcuni” a nostro parere costituiscono un eterogeneo gruppo di persone che avendo il sospetto senza prove che Marco Mottola fosse coinvolto nella morte di Serena, ha montato il film kafkyano al quale stiamo assistendo da anni, sfociato nella tragedia del suicido del brigadiere. Chi sono “questi alcuni” che sono entrati in silente sinergia e di mutua assistenza e collaborazione per fare “bella figura e quindi carriera”, forzando il sospetto-intuizione sino fare cadere Tuzi nel centro del mirimo?  Noi riteniamo che siano stati tre gruppi di persone, alias “Le tre teste della Vipera”: 1) qualche solerte “investigatore” coadiuvato da qualche altro investigatore ricattabile per le sue marachelle, soggetti che poi hanno fagocitato illustri investigatori dell'Arma succhiandoli nella trappola “intuizione => sospetto => fissazione => certezza”; 2) qualche pennivendola che mirava al “Pulitzer italiano del giornalismo investigativo” e qualche suo alleato: uno squallido team che piano piano si è allargato per falso spirito di colleganza, tanto “Lo diceva il popolo che Marco Mottola era coinvolto nella morte di Serena”; 3) il dolore che ha distrutto i famigliari della vittima, tanto da spingerli a piombare nella strumentalizzazione dei primi due gruppi, tanto da essere mandati come teste di ariete in programmi televisivi e in interviste varie, a gridare e/o insinuare la colpevolezza di Marco Mottola. 
Naturalmente a seguire è arrivato il gioco del tritacarne mediatico che quando punta una persona sospettata/indagata/imputata le lacera le carni, l'anima, il sangue e la vita sino alla fine (accadde anche per il carrozziere Carmine Belli...). 
E nel citato perverso gioco sono caduti, strumentalizzati e sfruttati altre ai famigliari di Serena Mollicone, quelli di Santino Tuzi, infine tutti i mezzi d'informazione, la Benemerita, le Istituzioni e tutti “gli uomini di buona volontà”, tanto che è assunta a postulato intoccabile e nazionale l'asserzione “Serena è entrata in Caserma e lì è stata uccisa”.

SEI SCENARI DI MOVENTE PER IL SUICIDIO DI TUZI
Il brig. Santino Tuzi il 28-29 marzo 2008, dopo sette anni di illogico silenzio e di omertà senza motivazione, in modo incerto, contraddittorio e misterioso, avrebbe rivelato che la mattina (ore 10 o 10.15 o 10.30 o 10.45 o 11.00 o 11.15 o 11,30) del primo giugno 2001, avrebbe notato entrare nella Caserma CC di Arce una ragazza che poi avrebbe ricondotto ad essere Serena Mollicone. Poi, il 9 aprile ritratta tale dichiarazioni e qualche ora dopo, in seguito a un confronto con la sua ex amante Annarita Torriero ritratta la ritrattazione. Tuzi si suicida tre giorni dopo, sparandosi un colpo al petto con la sua pistola d'ordinanza.  
Il duplice evento “escussione/verbale del 28-29 marzo 2008 e interrogatorio/verbale del 9 aprile 2008 di Santino Tuzi, a opera di due PM e di alcuni ufficiali di P.G.” rappresenta la genesi e la pietra miliare del processo, in quanto riporta in successione cronologica le gravissime ed esiziali dichiarazioni di una persona deceduta per atto suicidiario solo qualche giorno dopo. Un atto violento suicidiario del quale si può avere la certezza del contesto – cioè suicidio – ma non certamente la certezza delle motivazioni quali: 1) delusione d'amore causa Annarita Torriero; 2) senso di colpa perché ha lanciato false accuse e per causa sua è scivolata nei guai la famiglia Mottola ed ha perso la stima di sé; 3) senso di colpa perché è cosciente di essersi fatto attirare in un gioco perverso e di avere parlato a vanvera pressato dal “dilemma del prigioniero”; 4) senso di colpa perché ha parlato tardivamente e quindi ha impedito che Serena si salvasse (se così fosse NON sarebbe quella persona coerente e onesta che riteniamo); 5) senso di colpa perché in ipotesi responsabile direttamente (come esecutore) o indirettamente (come complice) della morte di Sirena, così come sospettarono gli Inquirenti a più riprese ;  6) senso di colpa perché Serena è si entrata in Caserma, ma non per recarsi dai Mottola, bensì da lui e/o da altri. 
Quale o quali fra le suddette motivazioni ha/hanno indotto Tuzi a suicidarsi? Noi riteniamo le nr 2 e 3, cioè “senso di colpa perché ha lanciato false accuse e che per colpa sua la famiglia Mottola è scivolata nei guai e conseguente crollo dell'autostima” e “senso di colpa perché è cosciente di essersi fatto attirare in un gioco perverso e di avere parlato a vanvera con conseguente crollo dell'autostima”.

LA GENESI DEL PROCESSO CONTRO I CARABINIERI DELLA CASERMA DI ARCE
Certo è che i due eventi del 28-29 marzo e del 9 aprile 2008 con Tuzi protagonista per quello che dice, sono la base del processo e la genesi delle indagini e delle accuse contro gli attuali imputati.
Poiché i suddetti due eventi sono durati molte ore ed hanno visto l'intervento di diversi specialisti dell'indagine investigativa e psicologica, tutti coordinati e/o convocati dai PM, laddove TUTTI i presenti hanno effettuato interventi e prodotto domande, commenti e interrelazioni col Tuzi e fra di loro, in un ovvio sapiente e dosato gioco investigativo delle parti, ed essendo le indagini coordinate proprio dai PM, ed essendo stati effettuati tali interrogatori/escussioni all'interno della Procura di Cassino e della Caserma CC di Arce ed alla presenza dei PM, appare evidente che i suddetti non possano sottrarsi all'obbligo di fornire il loro contributo all'accertamento della verità dei fatti per scopi di giustizia, in caso contrario si potrebbe dubitare del sacro principio “LA LEGGE È UGUALE PER TUTTI”.
Ciò, anche perché il procedimento non è il loro, in quanto questo è confluito nell'attuale, che vede PM la Dr.ssa Siravo e non i PM precedenti... comunque “LA LEGGE È UGUALE PER TUTTI”.
Ed è importante considerare che i due verbali firmati da Tuzi e dagli altri non ci sembrano essere rappresentativi e/o sintetizzanti nel merito proprio delle dichiarazioni di Tuzi, sia per contenuto sia per cronologia e quindi per logicità inferenziale. Ad es., A) nel verbale del 9 aprile si dà per scontato che Tuzi abbia descritto già nel 28-29 marzo una ragazza coi capelli rossicci, in realtà non è così (addirittura il monitor era in bianco/nero); B) si dà per scontato che Tuzi abbia descritto Serena Mollicone in modo spontaneo, mentre non è così; C) vi sono molte questioni da chiarire, e questo possono farlo solo  i PM presenti e responsabili delle indagini e garanti della legalità. Ad es. la psicologa dei Ris rappresenta a Tuzi alla presenza dei suddetti PM “...di dire una caterva di cazzate come ha fatto l'altra sera...”, “...Ma prima di tutto da uomo, si guardi allo specchio e cerchi di non sputarsi in faccia....”. Domanda: il PM avrebb dovuto impedire tali pressioni psicologiche su una persona informata dei fatti che stava ritrattando una dichiarazione IMPORTANTISSIMA? Se sì, perché non lo ha fatto?

ALCUNI QUESITI CHE SOLO I PM CHE ASCOLTARONO TUZI POSSONO REDIMERE
Quesito 1). Occorre comprendere i ruoli, i comportamenti, i ragionamenti e le inferenze relativi le ideazioni, la strategia, la tattica e le decisioni per i due interrogatori di Tuzi, compresi le presenze e gli interventi di alcuni ufficiali e sottufficiali dell'Arma e due psicologi dei Ris, essendo loro due i responsabili delle indagini e, quando vi è stata la clamorosa rivelazione di Tuzi. Solo i PM lo possono spiegare in quanto i massimi responsabili dell'indagine.
Quesito 2). Sarebbe utilissimo per la verità e la giustizia conoscere perché i due PM, messi a conoscenza che il 29 marzo 2008 o giorni dopo, Tuzi si era presentato al loro ufficio per ritrattare il verbale dove aveva sottoscritto che Serena era entrata in caserma, non lo abbiano ricevuto subito ed abbiano invece deciso di convocare gli psicologi del Ris ed altri ottimi Investigatori. Perché?
Quesito 3). Chi e perché venne stato incaricato dai PM di predisporre il verbale che Tuzi avrebbe in seguito firmato? Perché loro entravano e uscivano dalla stanza? Cosa hanno ascoltato in merito?
Quesito 4). Perché nel primo interrogatorio, quello dell'asserita rivelazione di una “fumosa presenza di una ragazza in caserma” il PM lascia ampia ampia facoltà ad alcuni ufficiali CC di porre presupposti e le basi dell'interrogatorio, di dare per scontato cose che non erano scontate, di pilotare le domande?
Quesito 5). Come è potuto accadere che un ufficiale dei Carabinieri facesse al PM domande di conferma su alcune risposte fornite da Tuzi e tale PM rispondesse“Sì- Eh- MhM”.
Quesito 6). Perché il PM non fermò l'audizione di Tuzi  in quanto era evidente che Tuzi avesse commesso o il reato di false attestazioni e/o di favoreggiamento e/o di false dichiarazioni al PM..., e che, inoltre, rispondendo, poteva produrre dichiarazioni autoindizianti?
Quesito 7). Sono evidenti alcune forzature nei confronti di Tuzi senza che il PM intervenga. Perché il PM ha permesso di usare toni e frasi sprezzanti e offensive contro Tuzi?
Quesito 8). Come mai è stato permesso di suggerire le risposte a Tuzi sul fatto che la asserita ragazza fosse esile coi capelli lisci e con una maglietta rossa, mentre Tuzi affermava che c'era il monitor scuro, anche se precedentemente dopo aver parlato di monitor scuro dice “forseeee...abbiamo parlato di rosso vivo”?
Quesito 8). Vi è stata vigilanza sulle regolarità dello svolgimento dell'interrogatorio di Tuzi e della formazione del verbale da questi poi sottoscritto? Vi è perfetta corrispondenza fra i verbali e le trascrizioni delle registrazioni?
Quesito 9). Perché il PM non chiede a Tuzi come mai non sia intervenuto a favore di Carmine Belli, considerato che lo stesso nel febbraio del 2003 era stato incarcerato per l'omicidio di Serena Mollicone con la cattura della vittima verso le ore 10-10,30, mentre lui dice di averla vista viva un'ora dopo? Lo stesso dicasi per quando Belli è stato rinviato a giudizio e processato. Quindi, SE realmente Tuzi avesse visto Serena Mollicone alle ore 10.30-11-11.30 in Caserma, Tuzi aveva il dovere di farlo presente. Perché non è stato stretto e costretto in tal senso dai PM? E nemmeno al fatto che Tuzi, avendo seguendo le indagini e gli avvenimenti, sino all'assoluzione definitiva di Belli, poteva dire una parola chiarificatrice SE realmente aveva notato Serena entrare in Caserma? Addirittura un PM era stato PM contro Belli al processo, ed era stato proprio lui a chiederne la custodia in carcere, poi il rinvio a giudizio ed a sostenere l'accusa in giudizio, affermando che entro le ore 10:30 del 1° giugno 2001 Belli era a Isola Liri o a Fontana Liri a catturare Serena Mollicone.
Quesito 10). Perchè si rifiuta a Tuzi l'intervento di un legale quando lo stesso lo ha richiesto nell'interrogatorio del 9 aprile 2008? 
Quesito 11). Perché si permette di dire a Tuzi  “Tanto noi sappiamo tutto”,  attivando in tal modo il vietato “dilemma del prigioniero”? Difatti a pag. 7 e 8 dell'interrogatorio del 9 aprile 2008 Tuzi risponde alla domanda del PM: “Perché mi ha detto che era Serena Tuzi?” nel seguente modo “Perché, perché... precedentemente, ci sono state tutte quelle domande, dice che ogni domanda che mi è stata rivolta, dice che ci stavano dei testimoni. Dei testimoni hanno visto salire la signor..., le... queste persone in caserma, dell...dell...che so...dei testimoni hanno fatto...e allora se ci sono dei testimoni che hanno visto questa ragazza, Serena, le persone che sono venute in caserma, io non è che...mhhh....”, per poi, dopo qualche minuto riafferma Tuzi “Dice che l'hanno vista di sopra in caserma”.  
Nella fattispecie, gli inquirenti hanno più volte presentato al brigadiere Tuzi il fatto di essere già a conoscenza di diversi aspetti, di essere a conoscenza di molteplici cose, mischiando conoscenze reali ad altre fittizie. Da una parte esprimevano frasi del tipo "noi sappiamo tutto,... noi siamo a conoscenza e sappiamo che tu sai", più la questione dei testimoni che avevano visto entrare/salire in caserma Serena e, dulcis in fundo, inserendo argomenti di cui effettivamente erano a conoscenza, ovvero che lui avesse un'amante, o di alcune altre comunicazioni, così che effettivamente Tuzi si convincesse che gli inquirenti erano a conoscenza di argomenti più importanti di quelli emanati. In quella condizione di privazione e fuorviamento delle informazioni, di fronte a delle persone superiori, il brigadiere Tuzi ha potuto ritenere normale adeguarsi a quanto gli veniva enunciato come dato acquisto.
A questo punto è utile ricordare è vietato l'uso di tali espedienti, difatti, recita l'art. 188 ccp: "Non possono essere utilizzati, neppure con il consenso della persona interessata, metodi o tecniche idonee ad influire sulla libertà di autodeterminazione o ad alterare la capacità di ricordare e di valutare i fatti". Infatti i tranelli psicologici sono quelli che espongono il soggetto al pieno controllo di chi lo interroga. Ad esempio non è possibile esagerare o minimizzare sulla gravità del fatto, suggerire una motivazione positiva, solidarizzare con l'accusato dicendo ad esempio che chiunque al posto suo avrebbe fatto la stessa cosa che ha fatto lui. 
Quesito 12). Per quanto detto, si ritiene che gli interrogatori del brigadiere Tuzi presentino notevoli elementi di perplessità, perché, in determinate occasioni lo stesso è stato messo di fronte ad alcune informazioni non realmente detenute, minimizzando alcune situazioni ed ampliandone altre (addirittura con evidenti offese e velate minacce). Infatti nel secondo interrogatorio (9 aprile 2008), quando lo stesso si reca per ritrattare l'avvistamento di Serena Mollicone, nonostante chieda un legale... tale legale non gli viene concesso, glissando in modo palese su tale richiesta. In tale occasione, il brigadiere Tuzi, qualsivoglia fosse la verità aveva commesso un reato, in quanto aveva indubbiamente commesso una falsa dichiarazione al PM nel primo o nel secondo interrogatorio, pertanto tale attività doveva essere sospesa e doveva essere nominato un legale.

ULTERIORI CONSIDERAZIONI
Le dichiarazioni di Tuzi e i suoi comportamenti sono di un peso elevatissimo ed hanno incardinato il processo, difatti, se Tuzi non avesse  dichiarato di avere visto entrare in caserma Serena Mollicone, il processo non sarebbe nemmeno iniziato.
Le dichiarazioni di Tuzi in relazione alla presenza di Serena in caserna CC Arce sono da riferirsi a tre eventi importantissimi dell'aspetto investigativo-giudiziario, eventi che hanno visto protagonisti ed autori i testi indicati dalla Difesa dei Mottola:
Primo evento: le dichiarazioni di Tuzi del 28-29 marzo 2008, alla presenza dei testi dalla Difesa Mottola. Dichiarazioni che nascono dal fatto che a Tuzi sia stata applicata la c.d. Tecnica del "Dilemma del prigioniero".
Secondo evento: le dichiarazioni del giorno dopo o di giorni dopo, quando Tuzi si è recato in Procura per ritrattare ed è stato mandato via; è evento certo che quella mattina Tuzi sia stato mandato via perché gli è stato detto che il PM non c'era; ed è evento certo che il PM abbia convocato per motivi investigativi e di verifica del comportamento del Tuzi gli esperti del RIS – Reparto Analisi Criminologiche, un uomo e una donna, i quali, successivamente, hanno applicato al Tuzi la tecnica del “buono" e della “cattiva”.
Terzo evento: la ritrattazione di Tuzi del 9 aprile; gli interventi dei testi indicati dalla Difesa dei Mottola affinché ritrattasse: interventi fatti di esortazioni, insulti, velate minacce, pressioni psicologiche, “bastone e carota”; la richiesta di Tuzi di un avvocato che gli viene negata dal PM; l'intervento del Procuratore capo; l'intervento del colonnello dei CC; gli interventi degli esperti del RIS-RAC; si assiste a un combinato disposto e sinergico di comportamenti per indurre Tuzi a tornare sulle dichiarazioni dell'avvistamento di Serena in caserma;
sempre in data 9 aprile Tuzi dopo avere insistito nella ritrattazione viene messo a confronto con Annarita Torriero, confronto né registrato né trascritto, e dopo tale confronto Tuzi viene fulminato sulla Via di Damasco e ritratta la ritrattazione, sottoscrivendo un verbale fiume dove scompaiono tutte le incertezze precedenti e si esprime in modo chiaro, descrittivo, particolareggiato, incisivo; però, moltro stranamente, di questi due eventi topici non abbiamo né le registrazioni né le  ritrazioni, però, sul verbale di ritrattazione ci sono firme a iosa.

OCCORRE CHIAREZZA
Non si conosce nulla dell'evento ritrattazione della ritrattazione, evento topico e determinate l'intera vicenda processuale. Evento collegato ai due eventi precedenti. Vi sono interventi, inserimenti e comportamenti collegati di PM, ufficiali di PG nei confronti di Tuzi. Ognuno partecipa all'interrogatorio (così è definito) di Tuzi, ognuno dice la sua. Qualcuno si alza e si allontana, qualcuno interviene, qualcuno torna, altri non tornano. 
Dall'audio e dalle trascrizioni si comprendono il clima e il metodo, si ascoltano parole sicuramente sgradevoli, velate minacce, toni alti.
Occorre comprendere il continuum articolato e meticoloso dei comportamenti di ognuno per capire come siano andate realmente le cose, per comprendere come mai non esistono registrazioni con relative trascrizioni dei momenti topici. Domande per la verità e per la giustizia: Dove sono queste registrazioni? Cosa è successo? Quali  sono stati i comportamenti, i ruoli e le attività di ognuno? Qual è stata la cronologia delle fasi che hanno indotto Tuzi a ritrattare la famosa ritrattazione?
Solo le testimonianze di tutti i presenti alla formazione degli atti de quibus può farcelo sapere.
I responsabili delle indagini devono farci sapere perché manca quello che manca (registrazioni e colloqui) e dove sono andati a finire, chi li abbia presi, chi li abbia fatti sparire (5W? + 1H?)

IL 9 APRILE 2008 SUCCEDE QUANTO SEGUE
•    Il verbale di ritrattazione inizia alle ore 11 del 9 aprile 2008 e tremina alle 23:10, presso gli Uffici della Procura: quindi Tuzi resta in Procura ben 12 ore.
•    Il file di registrazione dura 3 ore e 46 minuti h 8 ' 46”; mancano circa 8 ore di file audio.
•    Sono presenti i due magistrati e tre carabinieri, poi arrivano altri.
•    Registrazione presente in atti processuali. Alle 11.03 Tuzi dichiara che vuole modificare le dichiarazioni del 28-29 marzo 2008.
•    Registrazione presente in atti processuali. Alle 11.46 Tuzi precisa e ritratta, smentendo di avere visto Serena Mollicone e un PM parla di falsità.
•    Registrazione presente in atti processuali.  Alle 12.08 il PM chiede a Tuzi delucidazione sulla telefonata alla Torriero con la frase “... mi mettono le manette...”.
•    Intervengono altri due due carabinieri, ufficiali di alto grado.
•    Registrazione NON presente in atti processuali. Alle 14:50 viene introdotta la Torriero e messa in confronto con Tuzi.
•    Registrazione NON presente in atti processuali. Alle 15:30 un PM lascia gli uffici, ne resta uno solo.
•    Registrazione NON presente in atti processuali. Alle 16:06 la Torriero lascia gli uffici.
•    Registrazione NON presente in atti processuali. Alle 16.10 Tuzi ritratta la ritrattazione.
•    Registrazione NON presente in atti processuali. Alle 18:30 la donna carabiniera esce dal verbale lasciando gli uffici.
•    Registrazione NON presente in atti processuali. Alle 23:40 il verbale si chiude E TUTTI LO SOTTOSCRIVONO.
NON ABBIAMO ALCUNA REGISTRAZIONE DALLE ORE 14:50 A SEGUIRE
NON SI CONOSCE COSA SIA ACCADUTO DALLE 16:10 ALLE 23:40 DEL 9 APRILE 2008, CIRCA OTTO ORE DI BUIO, E IN QUESTO BUIO HA PRESO CORPO, SOSTANZA E VITA IL PROCESSO BIS DI ARCE BASATO SULLA RITRATTAZIONE DELLA RITRATTAZIONE DEL BRIG. SANTINO TUZI.
 

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